Testimonial #13

VALENTINA POLVARA

VALENTINA POLVARA“Per quanto riguarda la mia esperienza al master Lecco 100 ho solo che un ricordo positivo da testimoniare. Innanzitutto è stato interessante in quanto fin da subito si è imparato ad apprezzare, attraverso giochi o compiti di giornata, quanto il lavoro di gruppo sia fondamentale. Questo ha inevitabilmente permesso ad ognuno dei partecipanti di rivalutare la propria percezione degli altri e del “modo di comunicare intelligente”. Superare gli stereotipi, giostrarli a proprio vantaggio, e’ la sfida quotidiana che in ogni ambito (lavorativo, sociale, famigliare, politico) risulta rivelarsi essenziale per il raggiungimento degli obiettivi. I fatti, le azioni dovranno sempre essere calibrate ragionando sui pro e sui contro, ma senza dimenticare mai l’importanza del tempo che corre; se non si acquisisce -in tempo utile per l’appunto – una solida capacità organizzativa (e di delega!), il rischio di collassare o fallire sarà matematico, inevitabile. Il master ha avuto la peculiarità di porci costantemente in una logica concreta di “scontro con la realtà”, attraverso casi veri e problemi pratici, ci ha permesso di continuare a lavorare con un occhiale da vista nuovo. Gli istituti universitari infatti non sempre sono organizzati per permettere il proficuo confronto in aula e con la realtà professionale, lasciando alle singole esperienze del singolo l’occasione per farlo. Ecco che il master in questo ha saputo distinguersi. Sicuramente la conferma che ho avuto attraverso il corso e’ stata proprio l’acquisizione della capacità per la quale Non sempre i fatti, i comportamenti, le azioni singole o collettive debbano necessariamente essere o bianche o nere, ma anzi, una sfumatura perenne di grigi. Sta al singolo individuo e al singolo team (grazie al suo leader) comunicare in modo e in tempo utile per rispettare il proprio programma di marcia, cogliere i vantaggi di ogni situazione e farne tesoro. Le relazioni createsi durante il corso non hanno negato amicizie continuative. Ricordo con affetto e stima i professori che si sono presi cura di noi, insegnandoci, ciascuno a loro modo, che di fatti si vive e di fatti si cresce. Oggi come oggi non ci si può più permettere di vivere di retorica, ma di concretezza e dimostrazioni serie di savoir faire.”

Testimonial #12

MATTIA VALESINI

 

 

 

 

 

 

 

Ciao a tutti.

Mi chiamo Mattia e questa è la mia esperienza a Lecco100.

  • La comunicazione è fondamentale.
  • Ascoltare di più, parlare di meno. Solo ascoltando potrai capire come, quando, perché e da chi farti ascoltare.
  • Quando ti esprimi fallo in modo che tutti capiscano. Come un elenco puntato: le persone capiranno e non si annoieranno quando scrivi.
  • Le cose importanti dille subito o scrivile in cima, l’attenzione sarà maggiore e poi non tutti leggono fino in fondo.
  • ​Se una cosa è veramente importante ripetila, così non verrà dimenticata.
  • La comunicazione è fondamentale.
  • Esiste qualcosa oltre l’università. Si chiama lavoro. Ed è molto meno lontano di quanto sembri.
  • C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare.
  • Un imprenditore che parla di economia e marketing forse non avrà letto i libri dei professoroni, ma ogni mese paga lo stipendio ai propri operai.
  • C’è sempre qualcosa di nuovo da imparare. Anche da chi non ti aspetti.
  • Non sottovalutare mai le tue esperienze. Valorizza ogni tua competenza, colma le tue mancanze e conosci i tuoi difetti.
  • Ringrazia sempre chi ti ha fatto crescere. Nessuno si fa da solo, qualcuno da ringraziare c’è sempre.
  • Non aver paura di esprimere le tue emozioni. Magari fallo in fondo, non tutti leggeranno e tu potrai esprimerle senza timori, proprio a chi è davvero interessato e disposto ad ascoltare, come te.
  • Grazie di tutto, grazie a tutti: organizzatori, tutor, sostenitori e studenti. Grazie.

Mattia Valesini

Brand Analyst & Copywriter

 

Testimonial #11

SHEILACiao

 

Sono Sheila Barone ho 25 anni e sono di Lecco. Laureata magistrale in economia aziendale, direzione amministrativa e professione all’università di Bergamo, da circa 3 anni lavoro in Samsung Electronics Italia dove sono Shop development specialist per la divisione telefonia. Nel mio quotidiano sono responsabile delle aree brandizzate Samsung su territorio italiano e della gestione dei lanci di gamma.

Nel 2012, poco prima di affacciarmi sul mondo del lavoro, ho avuto la fortuna di partecipare al master lecco100. Un’opportunità unica che mi ha permesso di vedere la formazione con un’ottica differente da quella tradizionalmente proposta. Mi è stata data l’occasione di relazionarmi con le persone di successo sul territorio e comprendere gli elementi che fanno di un’azienda una squadra vincente. Ho potuto toccare con mano cosa spinge un’imprenditore ad investire in un progetto e quanto sia fondamentale sapersi relazionare con le persone in quanto tali e non semplici dipendenti. Tutti questi elementi mi hanno permesso di rendere il mio lavoro più efficace nella relazioni con i fornitori e con i clienti, come ottenere soluzioni più vantaggiose e come mediare nei momenti di crisi, in poche parole questo master mi ha formato, migliorato e aiutato a fare il primo passo per raggiungere il mio obiettivo professionale, grazie davvero

 

Sheila

 

LA NEGOZIAZIONE

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Siamo giunti alla nona giornata di master e sono stati presentati dall’abile formatore Piero Guasco due argomenti di fondamentale importanza: la gestione del conflitto e la negoziazione.

La giornata ha inizio con un ripasso degli argomenti trattati durante la terza lezione: la tesi di base è che qualsiasi attività umana  parte da un obiettivo, che è qualcosa di concreto, misurabile, raggiungibile e stimolante. Il porsi un obiettivo dà la possibilità di raggiungere un risultato che, se positivo, porta soddisfazione, quindi felicità e così desiderio.

Alla base di tutti i successi vi è l’assunzione delle responsabilità che significa prevedere gli effetti delle proprie azioni future. Di fatti la persona umana è divisa in parte razionale e inconscio; proprio in quest’ultimo risiedono i valori, che vanno a modificare il comportamento e quindi il risultato dell’analisi che avviene nella parte razionale.

La stella della RELAZIONE è vista come una “cometa che ci guida nel percorso di avvicinamento a noi stessi, in modo da poter conoscere l’altro”.

Stella relazione

Alla base di questo percorso c’è quindi la prima impressione; essa risulta fondamentale e viene accompagnata dal riconoscimento dello stile che passa da: linguaggio del corpo, stile verbale, interazioni, ambiente di lavoro, stile di gestione e comportamenti.

Riproponendo lo suddivisione per colori, viene presentata una teoria che spiega come riconoscere lo stile di una personalità. Vi sono differenti caratteristiche che distinguono i quattro quadranti: il rosso, sinonimo di carattere focoso, estroverso e votato all’azione razionale; il giallo, proprio di chi è allegro, esuberante e che prende decisioni “di pancia”; il verde, proprio delle persone miti e introverse che ponderano le decisioni in base ai propri valori, ed infine il blu, rappresentativo di coloro che analizzano in maniera meticolosa tutte le informazioni e decidono in maniera individuale e puramente razionale.

Colori Jung

Viene poi spiegato come l’ascolto sia il modo più semplice e corretto per superare un conflitto: difatti la realtà dipende dal punto di vista da cui la si osservi. Tramite un opera di F. Bartlett viene mostrata questa tesi e vengono definiti i suoi punti cardinali per evitare un conflitto: fare domande aperte, in modo da lasciare all’altro la possibilità di avere un’opinione propria; ascoltare in modo “empatico”, ovvero immedesimarsi nell’altro; accettare il diverso, che deriva dal valore base di umiltà.

Il conflitto fa dunque parte della relazione interpersonale; se si riuscisse ad identificare lo stile comportamentale dell’altro, si riuscirebbe ad adeguarsi, e così potenzialmente a diminuire le probabilità di conflitto. Il contrasto si rappresenta dunque come una forza che potenzialmente libera l’immaginazione ed è visto come un processo energizzante da gestire, non da eliminare. Di per sé i conflitti non sono né buoni né cattivi a priori, bisogna guardare gli effetti ai quali conducono.

Vi sono quattro tattiche per creare il consenso: creare una base comune; ampliare le aree di consenso; raccogliere le informazioni; cercare la soluzione dei problemi e concentrarsi su di essi, non sulle personalità. Da quanto detto si evince che la gestione del conflitto pone le basi su metodo e negoziazione.

Proprio la negoziazione è il secondo tema della giornata. Grazie ad un breve e divertente sketch il formatore ha poi presentato un classico esempio di negoziazione tra venditore e cliente, mettendone così in luce i punti fondamentali. Possono verificarsi due differenti situazioni: product oriented oppure relation oriented. La prima fa sì che il venditore si concentri unicamente sull’oggetto da vendere e di conseguenza attragga il cliente su di esso; la seconda invece crea una relazione forte tra venditore e cliente, in modo che il primo riesca a capire i bisogni del secondo. Il fine ultimo di questo processo è definire un matrimonio tra cliente e venditore per avere un vantaggio da entrambe le parti.

In ultimo si definiscono quindi i passaggi fondamentali di una buona negoziazione:

  • fare domande;
  • ascoltare fino in fondo;
  • cogliere le PEG (appigli a cui potersi attaccare);
  • prolungare le positività;
  • lasciar cadere le negatività.

Attuando queste procedure si vuole far pendere a proprio vantaggio la bilancia tra positività e negatività.

Non è il venditore che vende, ma è il cliente che compra”.

Nicola Bolognani

 

Lezione del 19/03/2016 La Sostenibilitá

SOSTENIBILITÀ

3 relatori un solo tema: la sostenibilità. Che cosa significa per voi “sostenibilità”? Considerando il significato etimologico, deriva da sub+tenere, letteralmente tenere sopra, sostenere. Wikipedia definisce la sostenibilità, in ambito ambientale, economico e sociale, come “la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto ad un certo livello indefinitamente”. Per l’ONU, invece, lo sviluppo sostenibile soddisfa i bisogni delle generazioni presenti, senza compromettere quelli delle generazioni future. Si tratta di obiettivi realmente perseguibili? L’economista e filosofo francese Latouche, nel suo libro La scommessa della decrescita (2007), propone un modello di decrescita delle società dei paesi economicamente più forti, basato sull’ipotesi che se consumassimo di meno permetteremmo ai paesi del Terzo Mondo di crescere, livellando così lo squilibrio attuale, che vede l’80% delle risorse del pianeta in mano al 20% della popolazione mondiale. Le strategie proposte da Latouche per raggiungere lo scopo sono: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, ridurre, riutilizzare e riciclare. Questo modello, sicuramente alto dal punto di vista morale e sociale, risulterebbe, tuttavia, di difficile applicazione: in primo luogo perché pensare ad una “decrescita felice”, intesa sia come largamente accettata sia scevra di conseguenze sul piano occupazionale e sociale, risulta poco attuabile. In secondo luogo decrescere, significherebbe, implicitamente, non soddisfare i bisogni delle generazioni presenti. Altre soluzioni sono possibili?

Con Angelo Cortesi (Co.EL) abbiamo affrontato il tema della Responsabilità Sociale dell’Impresa (RSI). La Commissione dell’Unione Europea nel Libro verde sulla RSI (2001) definisce la RSI “l’integrazione volontaria da parte delle imprese di obiettivi sociali e ambientali nelle loro attività commerciali e nelle loro relazioni con i soggetti coinvolti”. Due considerazioni sono deducibili da queste poche righe: 1. La RSI è costituita da una buone pratiche adottate in maniera volontaria; 2. Gli stakeholder di cui si deve tenere conto, nell’attuazione di questi obiettivi, sono tutti i soggetti che influenzano e vengono influenzati dalle politiche e dalle azioni delle imprese. Si intuisce, a questo punto, come la RSI non sarà costituita da una serie di leggi imposte dallo Stato di appartenenza, ma da norme etiche, universalmente condivisibili e applicabili. Ma come siamo arrivati a sentire il bisogno di imporci queste regole? Vi ricordate lo scandalo di cui si rese protagonista la Nike nel 1995? Insomma, si scoprì che la multinazionale statunitense non solo aveva delocalizzato la produzione in paesi economicamente sottosviluppati, ma aveva anche scelto di utilizzare, per cucire i suoi costosi palloni, la manodopera infantile. In seguito, nel 1997, venne creata la prima norma etica, nota con la sigla SA8000, che altro non era che la somma, l’aggregazione, di norme precedenti, inerenti il rispetto dei diritti inviolabili dell’uomo. Nell’ultimo ventennio, nuove norme, facenti riferimento a differenti ambiti, sociali e ambientali, sono state elaborate. La sintesi della responsabilità dell’impresa è racchiusa nella ISO26000 (2010), nella quale vengono imposti e auspicati il rispetto dei diritti umani, degli standard internazionali, della legge e degli stakeholder. Oltre a questi concetti, che afferiscono principalmente alla sfera dell’etica morale, la norma prevede altri due punti: la trasparenza, nell’attuare e nel perseguire gli obiettivi dell’azienda e nella scelta consapevole delle provenienza delle materie prime e la responsabilità, vale a dire l’impegno, da parte delle imprese, nel rispondere delle proprie azioni e delle conseguenze che ne derivano e nel valutare l’impatto che il loro operato ha avuto, sta avendo ed avrà sulla società, sull’ambiente e sullo sviluppo. Che cosa possono fare i consumatori per premiare le aziende che si impegnano a rispettare queste buone prassi? Riprendo una definizione dell’economista Leonardo Becchetti (Il mercato siamo noi, 2012), “La forza decisiva per costruire dal basso un benessere equo e sostenibile sarà il “voto col portafoglio”. Ovvero la sempre maggiore consapevolezza dei cittadini che le loro scelte di consumo e risparmio sono la principale urna elettorale che hanno a disposizione”. Le linee guida della Commissione Europea non sono le sole a porre l’attenzione sullo sviluppo sostenibile. Nel 2010 è nata la Federazione per l’economia del bene comune, nella quale il bilancio del bene comune si misura calcolando quanto un’organizzazione fa per il bene comune. L’Economia del Bene Comune (EBC) consiste, pertanto, in “ un sistema economico alternativo, fondato su valori che promuovono il bene comune. L’economia del bene comune è una leva di cambiamento sul piano economico, politico e sociale – un ponte tra il vecchio ed il nuovo” (http://www.economia-del-bene-comune.it/it). Nel pomeriggio l’aula è stata animata da Giovanni Pastorino, imprenditore proprietario della Deltacalor e da mons. Franco Cecchin, prevosto della basilica San Nicolò di Lecco. Entrambi hanno toccato il tema della giornata, declinandolo, chiaramente, in base al proprio ambito di interesse.

Giovanni Pastorino ci ha inoltre spiegato quali sono i valori e le scelte che hanno portato la sua azienda ad essere competitiva su di un mercato maturo a livello sia nazionale sia europeo: innovazione e creatività. Il risultato del lavoro sinergico di queste due componenti, si può esplicitare in brevetti, che garantiscono la proprietà intellettuale e tecnologica dell’innovazione apportata. Un consiglio a noi giovani? Siate trasparenti, proattivi e imparate le lingue! Ultimo intervento della giornata: mons. Cecchin, il quale ci ha fatto riflettere su come la sostenibilità sociale sia imprescindibile da quella economica. Don Franco ha, inoltre, considerato il significato etimologico del termine. Applicando il significato “sostenere” all’agire di ogni singola persona ci ha suggerito di non disperdere energie in tante piccole attività non necessarie e superflue ma di concentrare le nostre forze su obiettivi specifici e realizzabili. Concludo riportando una fiaba della tradizione orale africana: Un giorno nella foresta scoppiò un grande incendio. Di fronte all’avanzare delle fiamme, tutti gli animali scapparono terrorizzati mentre il fuoco distruggeva ogni cosa senza pietà. Tutti, tranne un piccolo Colibrì, che raccoglieva una goccia d’acqua nel suo becco e la portava sull’incendio. E poi di nuovo via: ritornava al laghetto raccoglieva una goccia d’acqua e la portava nuovamente verso il fuoco. Il Leone, vedendolo intento in questo lavoro, gli chiese: “Ma che combini? Non vedi che la Foresta brucia e che tutti gli animali scappano. Cosa pensi di fare?”. Il Colibrì guardò il Leone negli occhi e gli disse: “Io faccio la mia parte”.

Laura

Testimonial #10

CHIARA BELLINGARDICiao!

Mi chiamo Chiara Bellingardi, ho 28 anni  e ho avuto la fortuna di partecipare al Master Lecco100 nel 2014. Proprio da quello stesso anno sono in Confartigianato Imprese Lecco dove mi potete trovare all’ Ufficio Formazione con Matilde e Larissa e all’ Ufficio Competitività, come referente per lo sportello Europa.

Ma facciamo un salto indietro.

Poco prima di incominciare l’esperienza positiva del Master, terminavo il mio percorso di studi con la laurea magistrale, si chiudeva una collaborazione lavorativa e mi rimettevo in cerca di una nuova occupazione. Ho spesso lavorato e studiato contemporaneamente e ho sempre creduto che per eccellere e raggiungere i propri obiettivi serva una costante attività di crescita personale. Per questo motivo, quando venni a conoscenza che tra le finalità del Master c’era quella di far emergere la consapevolezza di esprimere al meglio le mie potenzialità oltre al fatto che gli organizzatori ritenessero i ragazzi iscritti dei veri “talenti”e non dei classici studenti, non ci pensai due volte e mi dissi:”Perché no?”.

Ciò che mi ha colpito favorevolmente della programmazione didattica è stato il pragmatismo delle lezioni interattive con il docente  e con il gruppo. In particolar modo, grazie alle simulazioni sperimentate in prima persona, durante la giornata dal titolo “Conoscere gli altri”, riuscì a vivere la “sfida” della selezione, nei colloqui di lavoro che sostenni contestualmente al Master, in modo più consapevole e sicuro.

L’Associazione Lecco100, inoltre, mi ha dato la possibilità di apprezzare l’impegno e l’entusiasmo di imprenditori, provenienti da realtà diverse del territorio, che portando la propria testimonianza in aula mostrarono come il mettersi in gioco, il rischiare e l’avere passione siano essenziali per primeggiare e distinguersi.

Alla luce della mia esperienza, posso dire ai giovani lecchesi di non avere paura e di buttarsi in un percorso come questo perché non è solo gratuito e vicino a casa, ma è un’ ottima occasione da non perdere! In più aggiungeteci  che la chiave di successo del Master risiede nel suo slogan “Con Vivo Entusiasmo!” che caratterizza dapprima il suo fondatore e i suoi collaboratori e che poi contagia a macchia d’olio tutti i suoi partecipanti.

In bocca al lupo!

Testimonial #9

Valeria-GilardiMi chiamo Valeria Gilardi, ho 29 anni e ho frequentato il master manageriale “Competenza, Convinzione, Cuore” di Lecco 100 nell’edizione 2012, quando mi ero da poco laureata ed ero alle prese con le prime esperienze lavorative. Attualmente mi occupo da quasi 3 anni dell’intera gestione del sito di vendite online Italiadoc.it. Ricordo con molto piacere i venerdì passati al master, i compagni di corso e gli argomenti trattati. In particolare, tra i vari argomenti, ero rimasta affascinata da quello della comunicazione non verbale, a cui avevo anche dedicato la mia tesina finale. Ancora oggi spesso mi capita di fare attenzione a gesti e atteggiamenti che un tempo non avrei nemmeno notato. Dato però che, con il mio lavoro, i contatti con clienti, fornitori, partner, ecc, sono tenuti prevalentemente via email o al telefono, ho la possibilità di sfruttare solo una piccola parte di quegli “insegnamenti”. Così mi ritrovo a sorridere quando rispondo al telefono, per avere un tono di voce più positivo, e a fare attenzione alla velocità con cui parlo e al timbro della voce, mia e di chi sta dall’altra parte, per cercare di far passare chiaramente il messaggio. Anche il breve stage in azienda è stata una componente rilevante del master. La possibilità di parlare con un imprenditore, che nel mio caso aveva in azienda il ruolo di Direttore commerciale e Marketing, mi aveva fatto capire come quello che stavo imparando era poi realmente applicabile in ambito lavorativo. Questo succede raramente nei percorsi di studio universitari, che invece sono sempre molto teorici e poco pratici. La possibilità di entrare in contatto con imprenditori, credo non sia da sottovalutare: è una delle poche occasioni in cui ci si può confrontare senza la tensione di un colloquio di lavoro, o i vincoli di un rapporto imprenditore-dipendente. Quello del Master di Lecco 100 è sicuramente un percorso interessante, che mi sento di suggerire a tutti i ragazzi che hanno voglia di avere quel “qualcosa in più”. E’ un percorso particolare, che porta a migliorarsi cercando di superare anche dei propri limiti. Sembra banale, ma per una persona tendenzialmente riservata e timida, può essere difficile ad ogni giro di tavolo dover esprimere il proprio parere o porre una domanda, però ci è sempre stato ricordato che l’aula era una “palestra”, un modo per imparare ed esercitarsi, quindi il timore di sbagliare viene presto messo da parte. Le modalità di insegnamento sono spesso “non convenzionali”, basti pensare che durante la prima lezione ci è stato chiesto di posizionarci in cerchio, a occhi chiusi, e ci siamo trovati mani nelle mani a chi ci stava davanti. Un modo decisamente particolare per rompere il ghiaccio! L’esperienza che si fa quindi non è utile solo ai fini del curriculum, ma è una vera e propria crescita a livello personale.

Valeria

LINKEDIN E LA GESTIONE DELLA PAURA

La settima giornata di master è stata contraddistinta da due argomenti di carattere sociale: l’uso di LinkedIn per la promozione di se stessi e la Gestione della Paura.

Dopo una breve introduzione sui rapporti tra individui nella società moderna, evidenziando le differenze tra le interazioni nel mondo reale e in quello virtuale, Alessio Sperlinga ci ha presentato il concetto di Personal Branding. Cosa significa? In due parole: l’arte di farsi scegliere dal cliente. In altri termini, indica una serie di tecniche atte a manipolare l’immagine che traspare di noi sul Web, al fine di guadagnare followers e di renderci maggiormente professionali e credibili agli occhi di clienti e potenziali collaboratori.

“Ogni «verità» per essere creduta necessita di essere trasmessa in maniera persuasiva.”

– Giorgio Nardone

Di privacy e social networking se ne è già parlato ampiamente nella precedente lezione, ma in questa sessione mattutina abbiamo concentrato l’attenzione sullo strumento di personal branding online per eccellenza, LinkedIn. Nato qualche anno prima dei giganti Twitter e Facebook, LinkedIn si è attestato fin da subito come il social network professionale per eccellenza. Se il tuo scopo è quello di trovare un lavoro, contattare potenziali clienti o semplicemente promuovere te stesso, LinkedIn è il posto giusto per farlo.

Strutturato essenzialmente come qualsiasi altro social, LinkedIn misura la qualità del nostro profilo non in base al numero di contatti ma al numero di referenze ottenute e dai contenuti pubblicati. Se sei particolarmente esperto in un ambito e i tuoi contatti possono confermarlo, potrebbero scrivere una buona segnalazione su di te e consigliarti ad altrettanti utenti entro la loro cerchia.

“Le parole insegnano, gli esempi trascinano. Solo i fatti danno credibilità alle parole. ”

– Agostino d’Ippona

 Si potrebbe altresì pubblicare, con intervalli regolari, contenuti che possano essere d’interesse per i propri contatti (scegliendo argomenti opportuni che non possano essere reputati offensivi).

Questo permette di accrescere l’efficacia del profilo (mostrata da un apposito indicatore in bacheca), andando tutto a vantaggio della nostra immagine.

Ma come realizzare un profilo efficace? In linea di massima, sono necessari 5 accorgimenti:

  1. COSTANZA: Riservare almeno 15 minuti al giorno per controllare il  profilo ed eventualmente arricchirlo con nuove informazioni.
  2. DISABILITA GLI AGGIORNAMENTI: Appena creato il profilo, LinkedIn inoltra  in modo automatico i nostri aggiornamenti di stato alla nostra cerchia di contatti. Per evitare di sembrare invadente, è consigliabile disabilitare l’opzione Vuoi informare la tua rete? prima di effettuare modifiche.
  3. PERSONALIZZA L’INDIRIZZO: Esattamente come ogni sito internet, anche il nostro profilo ha il suo indirizzo. Per essere più facilmente raggiungibili, è consigliabile personalizzarlo, ad esempio sostituendolo con il nostro nome.
  4. ISCRIVITI AI GRUPPI: Come accade su altri social, su LinkedIn è possibile seguire dei gruppi (una sorta a di mini-forum) in cui persone con gli stessi interessi si iscrivono e condividono la propria conoscenza.
  5. MANTIENI VIVO IL PROFILO: Esattamente come in un blog, se non pubblichiamo nulla di nuovo per parecchie settimane rischiamo di far perdere totalmente interesse verso il nostro profilo. E’ consigliabile pertanto postare un nuovo contenuto almeno 1 volta a settimana.

Ci è stato inoltre mostrato, in chiusura della mattinata, come sia possibile sfruttare strumenti proprietari come LinkedIn Resume Builder o altri di terze parti per realizzare un completo Curriculum Vitae basato sulle informazioni contenute nel nostro profilo.

Insomma, ad oggi LinkedIn è diventato uno strumento imprescindibile per chi nella rete, ma anche nel mondo reale, voglia investire su se stesso e mostrare una buona immagine di sé.

Nella parte pomeridiana dell’incontro abbiamo invece trattato la paura: cos’è, come funziona, come si affronta.

La paura è quel meccanismo ben noto a cui noi tutti, più o meno inconsciamente, facciamo ricorso ogni volta che la nostra mente associa una data situazione ad un pericolo, sia esso reale o immaginario. In natura ci permette di sopravvivere, ci tiene lontani dalle situazioni sconosciute e potenzialmente letali, ma nella quiete delle nostre vite può divenire un ostacolo, se non opportunamente gestita. Abbiamo visto come in casi specifici ed estremi, un carico eccessivo di paura possa addirittura sfociare in gravi disturbi come nevrosi e acuti attacchi di panico.

Come affrontare nel modo giusto, quindi, la paura? Per poter rispondere bisogna prima comprendere il meccanismo che la genera. Ci è stato mostrato come nel cervello, lo stimolo esterno venga elaborato dall’amigdala, a livello sub-conscio, rilasciando dopamina e adrenalina, per poi innescare una reazione di combattimento, fuga o più in generale uno stimolo ad agire.

Già secoli fa la potenza di questo processo fu riconosciuta e sfruttata nella strategia militare. Nel celebre libro L’Arte Della Guerra, Sun Tzu indica come sfruttare la paura della morte per sovrastare il nemico o stimolare il proprio esercito a combattere fino alla fine.

“Porta i tuoi uomini su posizioni elevate senza via d’uscita, e vedranno la morte: pronti a morire, cosa non riusciranno a fare? È nelle situazioni disperate che ufficiali e soldati dimenticano la paura e danno il meglio di sé. “

-Sun Tzu, L’Arte Della Guerra

 Ora che sappiamo, in linea di massima ,come la paura agisce, qual’è il modo migliore di combatterla? Innanzitutto non ignorandola, sarebbe uno sforzo inutile, poiché non è possibile evitare le emozioni. Bisogna tenere da conto è completamente frutto delle nostre elaborazioni cerebrali e potrebbe non esservi una reale situazione d’emergenza dal quale scappare ma soltanto una nostra presunzione, ma non è un buon motivo per tentare di reprimerla. La paura va accettata e sfidata.

“Un giorno la paura bussò alla porta. Il coraggio andò ad aprire e non trovò nessuno.”

– Martin Luther King Jr.

Per fare un esempio, una delle paure umane è quella del cambiamento, vedere la propria vita e le proprie abitudini stravolte da un momento all’altro, può essere affrontata efficacemente nel modo seguente:

  • Rendersi conto del cambiamento
  • Non subirlo, lasciare che la paura ci attraversi
  • Accettare il cambiamento
  • Guidarlo

Così come nel business abbandonare le proprie convinzioni e cedere al cambiamento permetta alle imprese di non fallire, nella quotidianità ci aiuta a superare nel modo migliore i problemi che inevitabilmente ci si pareranno davanti.

Un’ulteriore esempio utile a comprendere il corso della paura è il modello elaborato della psichiatra svizzera Elisabeth Kübler Ross, le famose 5 fasi dell’elaborazione del lutto.

  1. Rifiuto
  2. Rabbia
  3. Negoziazione
  4. Depressione
  5. Accettazione

Ancora una volta, il “punto d’arrivo” è l’accettazione. Passando per le altre fasi, il cui ordine può variare, si finirà sempre e comunque con il rendersi conto che l’unico modo per superare completamente il lutto sia quello di guardare in faccia la realtà e ammettere l’esistenza del fatto, poi lavorare sodo per ritornare alla normalità.

Riassumendo: qualunque sia il problema alla radice della paura, per quanto possa essere grave, banale, reale o immaginario, la soluzione è accettare la sua esistenza e agire, sfidarlo, per porvi rimedio.

Prima di chiudere:

“Sono più le cose che ci spaventano che quelle che fanno effettivamente male, e siamo travagliati più per le apparenze che per i fatti reali.”

– Seneca

Mattia Moneta

 

 

 

 

 

 

GESTIONE PERSONALE DEL TEMPO

Ieri è storia. Domani è un mistero. Oggi è un dono.

Giornata 6.

Quale massima provereste a comunicare al mondo se sapeste di avere un’ultima possibilità di farlo?

Alessio Sperlinga, conduttore della sesta giornata del Master, ci ha presentato un personaggio molto interessante: Randy Pausch, professore di informatica, di interazione uomo-computer e design presso la Carnegy Mellon University di Pittsburgh in Pennsylvania, morto nel 2008 per un cancro al pancreas.

Divenuto famoso in tutto il mondo per la sua the Last Lecture – really achieving your childhood dreams, tenuta in seguito ad una serie di lezioni in cui prestigiosi accademici hanno dibattuto sul tema di un ipotetico, non per lui, esposto finale.

Il tempo è tutto quello che avete. E potreste scoprire un giorno di averne meno di quanto pensavate.

Come gestire quindi al meglio il nostro tempo?

Motivazione: troviamo il lato piacevole delle cose e soprattutto non smettiamo di sognare.

Scegliere gli obiettivi: scegliamo le cose giuste da fare e poi facciamole adeguatamente.

Pianificare: una volta individuati gli obbiettivi, suddividiamoli in sotto-obiettivi più semplici da raggiungere singolarmente e in tempi brevi. Ogni giornata, settimana, ogni mese, deve essere pianificato e se la situazione cambia improvvisamente, siamo pronti ad attuare il piano b.

Definire le priorità: ogni scelta comporta una rinuncia, le ore spese a fare qualcosa non potranno essere spese per cogliere un’altra opportunità.

Uno strumento di supporto per questa fase può essere il Diagramma di Eisenhower, dove si intrecciano importanza ed urgenza della cosa da fare, ottenendo così quattro situazioni possibili:

  1. Importante ed Urgente
  2. Importante e Non urgente
  3. Urgente e non importante
  4. Non urgente e Non importante

diagramma di eisenhower

Nel caso 1 la nostra scelta è AGIRE.

Nel caso 2 la non urgenza ci permette di PIANIFICARE e puntare sulla qualità.

Nel caso 3 è consigliato delegare.

Nel caso 4 l’oggetto in considerazione essendo privo di importanza e di urgenza non sarà preso in considerazione.

Evitare le perdite di tempo.

Se ci troviamo in una situazione in cui non troviamo cose, significa che abbiamo più cose di quanto noi possiamo gestire: evitiamo il disordine.

Esistono agende cartacee ed elettroniche, metodi comprovati ed efficienti, per appuntare tutto ciò che serve: non dobbiamo memorizzare tutto.

Dedichiamo il giusto tempo a tutte le attività previste durante la giornata, considerando la priorità del nostro obbiettivo: organizziamoci.

Dopo un’interruzione, occorre un certo tempo per riportare la nostra testa su quello che stavamo facendo: concentriamoci.

Fare le cose all’ultimo momento e’ più costoso, fonte di stress e qualsiasi intoppo che si presenterà, perché sarà così, renderà critica la situazione: non rimandiamo.

Incontriamoci con i collaboratori in una riunione che non duri più di un’ora, dove le persone sono presenti per intero e non per metà, seguono un ordine del giorno preciso e al termine dell’incontro riassumiamo le conclusioni e i compiti stabiliti.

Perchései cappelli una riunione sia efficace si può avvalersi di metodi come lo stand-up meeting, breve incontro in cui tutti i membri del team devono stare in piedi in modo da ridurre il rischio che la riunione si prolunghi inutilmente e rispondendo alle domande: quali risultati ho raggiunto ieri? Che cosa farò oggi? Quali sono gli ostacoli che rallentano il raggiungimento dei miei obiettivi? Oppure si può utilizzare il metodo dei sei cappelli di Edward de Bono, che consente di valutare situazioni da diverse prospettive indossando cappelli colorati che corrispondono a personaggi diversi: il calcolatore, il passionale, il giudice severo, il positivo, il creativo e il direttore.

 

Ma niente ansia, il tempo è recuperabile! O meglio, possiamo illuderci che sia così sfruttando ad esempio il tempo sospeso durante un viaggio in macchina o in treno nel riflettere e nell’ascoltarci. Oppure dilatando il tempo proiettandoci nel passato o nel futuro, a seconda delle esigenze, con un tuffo nelle parole di un libro.

 

Non battiamo la Mietitrice vivendo più a lungo, la battiamo vivendo bene e pienamente, perché ella verrà’ per tutti noi. La domanda e’ quindi ‘Cosa fare tra il momento in cui nasciamo ed il momento in cui la Mietitrice si farà vedere? ’, perché quando si farà vedere sarà troppo tardi per fare tutte le cose che avevamo in mente.

 

Due sono le parole chiave di questa giornata di master: opportunità e passione.

 

Ascoltiamo ciò che da dentro ci alimenta, lasciamolo uscire e seguiamolo: passione.

Scegliamo qualcosa di bello, di divertente, che ci dia sollievo e ci faccia esprimere le nostre potenzialità: cogliamo le opportunità.

Ricerchiamo il nostro stato di flusso, ma ricordiamoci Il tempo è la prova dell’esistenza. Il tempo è l’unica, vera, unità di misura. Prova l’esistenza della materia. Senza il tempo, non esistiamo.”

 

Per il video di Last Lecture: https://www.youtube.com/watch?v=RcYv5x6gZTA

 

Libri consigliati: Il punto critico. I grandi effetti dei piccoli cambiamenti. Malcolm Gladwell

L’ One Minute manager. Più produttività più profitti più benessere. Kenneth H. Blanchard

La brevità dell’esistenza. Seneca

La trilogia di Adamsberg. Fred Vargas

Come rapinare una banca svizzera. Andrea Fazioli

Film consigliati: 32 Dicembre di Luciano de Crescenzo

Alla ricerca della felicità di Gabriele Muccino

Lucy di Luc Besson

 

Clara G. Galbini

 

 

Testimonial #8

Sono Elisabetta e ho 27 anni, lo scorso anno ho partecipato al masterLECCO100. Mi sono laureata in giurisprudenza nel Febbraio 2014, di quel giorno, complice l’ansia con la A maiuscola, ricordo veramente poco. L’unica cosa ancora nitida nella mia mente è il ritardo dei miei genitori. Ebbene sì, sono passati quasi due anni e ancora quella paura provata che i miei genitori non arrivassero in tempo per assistere alla mia discussione è il primo ricordo di quella giornata. Comunque, sono arrivati mentre chiamavano il mio nome e sono riusciti a vedermi e a partecipare con me a quel piccolo momento di gloria. I cinque anni di studio universitario mi avevano aiutata a capire che, non volevo fare l’avvocato né tantomeno il giudice o il notaio. Credo si debba avere una grade vocazione per intraprendere queste professioni e soprattutto una forte dedizione e io mi sono resa conto di non possederle. Quello stesso anno a Dicembre facevo il passo più importante della mia vita sposando il mio primo amore, Filippo. Ho avuto una grande fortuna e grazie a lui e alla mia famiglia, ho potuto permettermi di non iniziare un lavoro qualsiasi per forza, ma di provare a cercare di capire cosa effettivamente mi avrebbe appassionato e mi sarebbe piaciuto “Fare da Grande”. E’ iniziato così un anno fantastico, durante il quale, tutto quello che mi passava per la mente provavo a fare. Inizia in questo modo anche la mia esperienza e la mia frequenza al MASTER LECCO100, ero stata attratta dal fatto che durante il primo incontro con Angelo e Alessio, loro avevano accolto la mia convinzione di non voler intraprendere una professione giuridica come una cosa del tutto possibile, quasi anche normale e in quel periodo, vi assicuro, che non erano in molti ad accettare che non volessi fare nulla di tutto quello per cui avevo studiato cinque anni. Il 2015 è stato un anno meraviglioso e questo anche perché una volta alla settimana, il venerdì, era dedicato alle lezioni del Master e al confronto con ragazzi che avevano formazione, approccio, caratteri e forma mentis totalmente diversi dai miei. Ci sono stati grandi confronti, qualche litigata, ho incrementato le mie capacità di lavorare in gruppo, ho scoperto l’esistenza di “nidi famiglia” e soprattutto delle mappe mentali. Ho potuto fare la conoscenza, grazie al master, di molti professionisti che presentavano la loro attività, ogni presentazione si completava con una descrizione su cosa consistesse il loro lavoro, come ci erano arrivati, cosa li appassionava e come si svolgeva. Sono una persona abbastanza, anzi forse per la maggior parte delle volte troppo sicura di quello che fa, di quello in cui crede e di quello che le piace o che al contrario non le piace il bello di questo Master è che ha messo a dura prova tante delle mie convinzioni e la cosa è stata, stranamente, molto piacevole. Certo, ci sono state personalità che non mi sono piaciute dal primo momento in cui entravano in aula fino a quando smettevano di parlare e di cui non mi sono ricreduta, ma è stato un caso rarissimo. Molte volte, confrontandomi, ascoltando, sforzandomi di capire, utilizzando tutti i recettori possibili e non solo l’istinto, scoprivo in chiunque un lato da cui imparare qualcosa, un qualcosa che poteva ispirarmi ad essere e diventare migliore. La stessa sensazione positiva è valsa per tutte le lezioni in aula, anche quando da programma era il turno di argomenti che per una persona realista e poco incline a parlare di emozioni come me, potevano sembrare argomenti poco interessanti o poco appetibili per un futuro lavorativo, succedeva che mi appassionavo e che mi interessavo ancora di più e cercavo di capire come e quando poter utilizzare quei metodi. Qui lo dico e qui lo nego, non si arrabbi il caro Piero nostro docente; il primo pensiero durante la prima lezione sui colori delle personalità è stato che non mi sarebbero mai state utili…e invece oggi, cerco di sforzarmi pensando ai colori ad essere migliore in tutte le circostanze e a cercare di capire le persone pensando proprio a quelle lezioni, soprattutto in ambito lavorativo. Quindi grazie, grazie davvero perché anche attraverso questo Master, iniziato un po’ per caso, adesso ho una meta da raggiungere, un obiettivo da sognare. Perché grazie alla conoscenza con uno di questi Professionisti e ad un continuo innescarsi di nuove idee, adesso ho un’idea su cosa voglio fare e mi sto impegnando per riuscirci. Forse solamente e finalmente, sono “diventata grande”. Forse… 😉

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